“Antigono, essendosi affezionato a un soldato per la sua virtù e il suo valore, ordinò ai propri medici di curarlo di una malattia lunga e interna che lo aveva tormentato a lungo; e, accorgendosi che dopo la guarigione egli metteva assai minor slancio nelle imprese guerresche, gli domandò chi l’avesse così cambiato e invigliacchito: <<Voi stesso, Sire,>> egli rispose <<liberandomi dai mali a causa dei quali non facevo alcun conto della mia vita>>.
Leggendo questo passo tratto da Montaigne e riflettendo sugli effetti prodotti dalla scelta di Antigono, mi sono domandato: Fare qualcosa per l’altro ha valore trasformativo e le trasformazioni cancellano il presente. Amare quindi significa forse non fare nulla per l’altro?
Non credo. Credo piuttosto che amare consista nell’avere il coraggio di poter peredere la persona che si ama ed agire nella completa incuranza di questo aspetto.
Aprile 22, 2009 alle 9:37 am |
quando si ama non ci si cura di tante cose
il problema nasce quando l’amore finisce e, dicono, si “aprono gli occhi”
Giugno 19, 2009 alle 11:56 am |
a partire dalla tua conclusione che condivido, detto in un altro modo, significa liberarsi e liberare chi si ama