Oggi, camminando per strada con la mia ragazza, si discuteva di un suo amico e d’alcuni suoi conoscenti che da un’adolescenza politicamente attiva a sinistra, con magliette di Che guevara e simpatie marxiste, sono ora convinti praticanti dell’ideologia nazi-fascista e con gli skin delle rispettive città vanno alla ricerca d’immigrati da pestare.
Vi confido che questo suo racconto non mi ha suscitato una particolare difficoltà a metabolizzare il possibile cambiamento, ma per dovere di ragione ho cercato una spiegazione a questo cambiamento di rotta.
La spiegazione che istintivamente mi sono dato è consistita nella simpatia per un regime totalitario, per delle idee forti, per un modo di dire le idee con certezza e con forza, senza dubbi. Metaforicamente mi sono detto che alcune persone amano il contenitore, senza che sia poi il contenuto sia così importante, ovviamente purchè il contenitore sia rigido e potente. Gli esempi illustri non hanno tardato ad arrivare e il periodo post-fascista italiano ne ha forniti parecchi, ex fascisti entrati nel partito comunista.
Questa spiegazione però non mi soddisfaceva, perchè lasciava irrisolte le ragioni che sostengono l’amore per il “contenitore” e la scarsa importanza del contenuto. Mi sembrava di aver descritto unicamente il passaggio, senza aver fornito ragioni dello spostamento.
Il passaggio ulteriore è stato ragionare su possibili profili caratteriali di queste ipotetiche persone.
Mi sono detto che potrebbero essere persone con una costruzione identitaria seriamente parziale, un’incapacità di percepirsi in quanto individui, un’incapacità di rappresentarsi come persone definite senza ricorrere a costruzioni esterne (come la fighetta che crede di essere elegante perchè veste firmata, come se le proprietà simboliche della marca vestissero la personalità della ragazza e non la ragazza stessa). Ad un’ipotetica situazione come quella descritta, si dovrebbe andare ad aggiungere una spinta desiderante molto pressante, che mira a potersi sentirsi un dato individuo, diverso dal vicino e diverso dall’altro vicino.
Da una parte questo bisogno è fisiologico perchè anche riflettendo su noi stessi sarebbe difficile non definirsi come psicologi, come avvocati, come uomini o donne o come simpatici o scontrosi; la non auto definizione e etero definizione porterebbe l’individuo a dover gestire il mare di complesità del suo essere complesso, perchè ogni uomo è un mare di complessità. Un individuo con una bassa strutturazione identitaria, con un io desiderante rivolto a una definita strutturazione identitaria, una bassa capacità di sopportare la complessità ed infine l’amore delle certezze (tratto specularmente opposto a non saper gestire la complessità) credo sia un papabile traghettatore tra totalitarismi opponentisi.
Ricapitolando, un individuo con le seguenti caratteristiche:
· bassa strutturazione identitaria
· io desiderante rivolto ad una definita strutturazione identitaria
· bassa capacità di sopportare la complessità
· amore delle certezze
Può facilmente innamorarsi del “contenitore” e non del contenuto di posizioni politiche forti e decise, atte a modificare il mondo per renderlo più simile all’idea che si ha di un mondo desiderato.


Questo post nasce da una riflessione critica riguardo al taglio che sto cercando di dare al mio blog.