lavoro, soldi e società: tra scelta e obbligo

Questa sera a tavola, mio padre mi domanda se ho già deciso o ho almeno un’idea di quanto possa essere uno stipendio, che consideri accettabile per il mio futuro.La mia risposta è stata lunga e come spesso accade dietro la maschera di una mia risposta, ci sono una ramificazione infinita di ulteriori questioni che andrò a sottopormi sviscerando in me quello che non so.Circa ecco cosa penso: ho già pensato, ho pensato eccome a quanto vorrei fosse il mio stipendio in futuro e il desiderio che ha sempre seguito riguardava un livello molto alto, che mi permettesse tutto ciò che desiderassi!Anche uno stipendio alto…A questa conclusione subitanea poi subentra una concretizzazione del desiderio, la consapevolezza che uno stipendio alto passa inevitabilmente per dei compromessi con ciò che ritengo giusto, seppur per quanto mutevole sia il significato di questo termine per me, una alienazione dettata da ritmi frenetici, una dimenticanza del mio essere. Ultimamente penso spesso che le persone non si domandano mai il perchè sono su questa terra, del loro esistere, altrimenti la risposta non potrebbe essere consonante con un orario di lavoro di 8 ore o più (8 lavoro + 2 di trasporto per arrivare al lavoro + 2 a parlare di lavoro + 8 sonno = 20 ore. Ne rimangono solo 4 all’individuo non lavorativo) . La risultante identitaria non può che essere quella di un lavoratore e io non voglio e non credo di essere su questa terra per lavorare.Ecco allora che la soluzione risultante è un lavoro che unisca la mia componente pensante e la mia parte avida di denaro. Ovvio e scontato che lavorare non è possibile, sarebbe troppo bello!Quali lavori possono soddisfare questo mio bisogno?Scrittore, professore, analista, giornalista, politico, camionista, operaio, verniciatore etc. Si!potrete essere sorpresi, ma credo che ci sono lavori socialmente considerati ”umili” che permettono un non annullamento personale e un guadagno monetario…Ecco però nuovi problemi. Non credo di essere abbastanza capace per puntare a posizioni di livello molto alto, (giornalista, professore universitario)  per varie ragioni, tra cui un’ignoranza di fondo che mi trascino dal mio passato: ho letto tre libri fino ai 22 anni d’età e uno zelo caduto un pò più in là della mia culla, sfortunatamente.Rimangono però le professioni considerate “umili”… ecco che qua entra in gioco la società!E’ ormai un anno e passa che rifletto su come sarebbe meglio vivere con meno, di come i miei genitori fossero altrettanto felici con qulache soldo in meno, di come uno stipendio ristretto sia eticamente produttivo per un mondo iperconsumistico, dove accumulare è talmente scontato e ovvio che, come dice Bauman, viviamo l’impellente necessità di buttare via il più possibile per creare spazio per i nuovi “oggetti”.Come sarebbe meglio una vita con meno soldi?!eh?!seecondo me si apprezzerebbero di più le cose che si hanno, quelle che si conquistano, quelle che si desiderano.. si darebbe più senso alle cose, quelle cose che questa società svuota di senso!ma questo è un altro discorso..Il problema in fondo è il denaro. Questa società ti etichetta in base a quanto prendi, i modelli desiderabili proposti da tv, giornali, sono impersonificati da persone ricche. Gli arrivati sono ricchi, I sorridenti sono ricchi, gli scopatori sono ricchi, il vicino ok è ricco.

Il denaro, seppure abbia dei risvolti positivi, come aumentare la capacità di astrazione delle persone, aumentare la capacità rappresentativa (è molto più semplice pensare il patrimonio di una persona in termini di soldi, rispetto ad elencare tutto ciò che possiede), ha ipersemplificato la realtà ed ha sterotipizzato il vivere.

Cosa fare quindi? Come si fa ad essere più forti delle spinte omologanti? Come si può essere soddisfatti in una società che la pensa in maniera differente da te? Fuggire e andare a vivere in montagna? massificarsi e accettare i compromessi, spartendo la felicità con gli altri? ma soprattutto che cazzo faccio nella vita?

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6 Risposte to “lavoro, soldi e società: tra scelta e obbligo”

  1. Artemisia65 Says:

    ahhhhhh
    ora sei spacciato
    non ti libererai + di me
    un beso 🙂

  2. angelo dei boschi Says:

    mmmm…. non riesco a commentare, la devo interiorizzare, ruminarci sopra!!! cmq fondamentalmete nessuno sa che cazzo fare della vita… e temo che anche in punto di morte avremo il “dubbio”: <>.
    Buon viaggio navigatore!

  3. angelo dei boschi Says:

    nel commento non è stato visualizzato il “dubbio” espresso lo riporto qui senza virgolette: avrò fatto tutto giusto nella vita !?!?????!!
    “aim sorri for de problem incontered”

  4. Richard Gekko Says:

    Ecco, passo a presentarmi giusto per farti sapere che razza di blogger frequenta la tua controparte…

    Cesare, ma così, su due piedi, me sono chiesto ieri sera facendo la doccia “cosa faccio nella vita???” e la risposta è stata “per intanto, assimilo più che posso… poi qualcosa succederà!”.

  5. Gioia Says:

    Una volta ero dell’ idea “non mi avrete mai come volete voi” , poi son passati qualche anno e qualche lavoro. Ora sono dell’idea che i compromessi talvolta piu’ che necessari sono importanti, non sempre cedere a un compromesso, se è piccolo, vuol dire andar contro alle proprie idee, omologarsi, farsi violenza.Puo’ esser anzi una risorsa..detto cio’ io ancora non lo so cosa faccio e soprattutto cosa faro’ nella vita, vero è che le piccole insoddisfazioni sono spinte a cambiare e a tentare di migliorare

  6. Artemisia65 Says:

    uhm
    io ho 43 anni
    sono sposata da 22
    ed ho tre figli oramai grandicelli
    gran parte di ciò che volevo fare l’ho fatto
    eppure ancora mi chiedo cosa farò da grande
    magari potrei diventare una brava nonna
    o magari riuscire a farmi una vacanza
    magari possono sembrare cose piccole
    o banali
    ma a me piace così
    piccole cose
    ma piene d’amore 🙂

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