La strada della perdita

la strada della perditaUna caratteristica della natura umana consiste nella paura di accettare le proprie fortune, di ammettere alla propria coscienza di essere bravi in qualcosa. Constatazione ovvia.

Questo è ironico considerando la smaniosa competizione che viviamo ogni giorno per acquisire tali insegne di merito e il benessere che proviamo nel pensiero suberbo ed egocentrico della nostra bravura.

Riflettendo, credo, a conferma della contraddizione sopra proposta, che l’ammissione di possesso sia il primo passo verso l’universo della possibilità di perdita.

Ammettendo di essere bravi, ci apriamo alla possibilità di essere sconfermati e quindi di soffrire.

Forse ciò significa che la forza delle emozioni negative, connesse alla perdita, sia maggiore rispetto alle elle emozioni positive che potremmo provare gioendo di una fortuna, connessa al soggetto della possibile perdita?

Non lo so, ma se il mio ragionamento è corretto, la riflessione su noi stessi, intesi in senso identitario è la via della perdita identitaria.

Ora mi chiedo: è meglio un luogo sicuro o una strada irta, ma soprattutto qual è la meta migliore, ma necessariamente realistica, a cui si può tendere compiendo questo percorso di perdita?

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6 Risposte to “La strada della perdita”

  1. Artemisia65 Says:

    la strada irta puoi intraprenderla con polso e sicurezza se hai un luogo sicuro in cui tornare

  2. pibond Says:

    … e pensa bene alle opportunità che hai davanti a te, prima di costruire un muro tra te stesso ed il passato. Il senso di responsabilità avanti ai rischi che comportano le tue scelte, è di forte ostacolo al compiacimento nella bravura che esprimi quando metti in atto le tue intenzioni.
    I tuoi atti nascondono sempre un potenziale di danno per te stesso o per gli altri, vuoi per eventualità di cui hai coscienza e che sottovaluti, vuoi per fatti del tutto imprevedibili. Nel primo caso c’è colpa, nel secondo c’è sfortuna; in entrambi, non puoi compiacerti tranne esclamare, se i fatti confermano l’esito auspicato, “Mi è andata bene: bravo o no, vado a far festa”! Le scelte più importanti nella vita non sono mai razionali, possono essere aolo più o meno ragionevoli.
    La bravura è un tesoro di immenso valore che aumenta con il successo; proprio per questo, la devi gestire tenedo sotto controllo le emozioni che sono il motore non razionale della bravura.
    All’opposto, non osando, in virtù del principio enunciato da Dostoevskij, “Se ogni cosa sulla terra fosse razionale, non accadrebbe nulla”, finiresti tra gli ignavi a roderti il fegato. Ergo, non sfiduciarti … e datti da fare e non cercare la perfezione oltre a quella strettamente necessaria.

  3. piccochiu Says:

    x artemiasia: condivido il punto di partenza da te delineato, ma la domanda è: quale può essere il punto d’arrivo?se io intraprenddo questo viaggio, quale potrà essere la meta migliore che posso raggiungere?
    x pibond: il post non si riferisce a me, ma il ragionamento è nato dall’osservazione di un’altra persona.
    Certo credo che la comprensione non possa che stare nei nostri occhi, quindi in un certo senso il discorso proposto mi appartiene, ma solo marginalemte.
    Sono persona estremamente critica, ma non lamentosa, quindi difficilmente parlerò di mie frustrazioni…
    In merito al tuo ragionamento condivido la necessità di non costruire mai un muro con il passato, perchè ciò significherebbe ridurre la nostra complessità e recidere il normale sviluppo che è fatto di tempo e continuità.
    Ti vorrei porre però una domanda. Perchè la bravura aumenta con il successo?
    Io credo che la mia bravura sia indipendente dal successo che otterrò, il successo è solo la conferema della bravura che gli altri vedono in me e poco altro.
    Certo il successo è un indicatore della bravura, ma non credo ne sia una conseguenza lineare..
    La bravura a mio avviso è legata alla sfera intellettiva della persona, mentre il successo è legato al carattere. Può darsi che una persona non brava, ma con carattere abbia successo, mentre è difficile ottenere il contrario.
    Può ovviamente darsi che il ragionamento sviluppato sia atto a tutelarmi da possibili fallimenti negli anni a venire, ma mi sebra abbastanza condivisibile.
    Ciao!

  4. pibond Says:

    Hai ragione. Occorre chiarire meglio la questione del successo nel suo rapporto con la bravura. Innanzitutto, per successo intendo il conseguimento di un risultato positivo che, ovviamente, è cosa oggettiva in sé, in quanto la positività deriva dall’esito di un processo di atti compiuti sulla traccia di un progetto.
    Al successo può conseguire un premio, una promozione, un riconoscimento verbale, un bacio d’amore, un semplice bravo che vale un tesoro perchè detto dall’amico con cui competi. Tutto questo è il frutto della tua bravura che risulta da una valutazione soggettiva tua e degli altri.
    Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Se hai ottenuto un successo non è detto che tu abbia completato il progetto. Hai assunto la responsabilità di proseguirlo e la via del successo è sempre più ardua e tale che ti fa da sentire più indifeso nel seguirne il percorso.
    ———
    Ho molta stima per il tuo timore di perdere. Vuol dire che sei onesto ad iniziare da te stesso. Agisci con prudenza e valuti sempre i rischi perché sei cosciente che il fallimento può esserti fatale al punto di perdere la fiducia in te stesso.
    Insisto nel sottolineare l’importanza della fiducia in te stesso; quella degli altri in tè sarà l’elemento che dovrai costantemente tenere sotto controllo col tuo senso di responsabilità.
    ———-
    …. E la responsabilità non è un peso, quando si sa fare: diventa un’abitudine che alimenta la tua bravura e suscita il consenso di chi ti sta intorno.
    ———-
    ….. e ricordati la cavatina del “Barbiere di Siviglia”. Quando sai di vincere, cantala. Intimorisce il competitore. Se ti dice che sei uno str..zo, rispondigli che è un cog… nel senso indicato da Franco Maloberti.
    http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=30&func=view&id=372895&catid=3&limit=15&limitstart=0
    Ciao!

  5. Artemisia65 Says:

    a questo non puoi aver risposta
    la vita è fatta di scelte che in quel momento e in quel contesto sembrano giuste, per poi accoregersi d’aver sbagliato tutto
    rischi della vita
    però se hai un luogo sicuro a cui tornare x leccarti le ferite, l’incamminarsi risulta meno faticoso, il cuore + leggero..
    che la forza sia con te cesa 🙂

  6. pibond Says:

    Nella vita, spesso, occorre prendere decisioni che non lasciano spazio per raggiungere un luogo sicuro. La stessa partenza dalla casa dei genitori, non consente una via di ritorno. Il ritorno è il segnale della sconfitta, dalla quale è difficile risollevarsi.
    Artemisia, hai ragione. Tutti. per la notte, cercano un rifugio (anche una spelonca o l’hotel a sette stelle), ma non credo che intendi questo. Se intendi un rifugio per riprendere forze: questo è possibile solo se l’impegno ed il tempo per raggiungere la meta te lo permettono.
    Altrimenti devi resistere alla tentazione di riposarti e continuare a combattere leccandoti le ferite.
    Se, invece, puoi sostare e lecarti le ferite; devi fermarti per non farti prendere da un moto di incoscienza.
    Sei fortunato cesa.. , il miglior rifugio l’hai già: chi ti vuol bene e per te tiene il pollice nel pugno!! Forza cesa.. !!!

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