l’accademia degli spettatori

lo spettatore

lo spettatore

Pochi giorni fa stavo seduto al tavolo di casa mia leggendo un’articolo inerente il tema dell’etica scritto da Petruska Clarkson, analista transazionale.

La Clarkson presentava criticamente una particolare forma di persona, “lo spettatore”: colui che sceglie di non coinvolgersi in una situazione in cui un altro è in pericolo o è trattato ingiustamente. Spettatore che, decidendo di non interevenire, incanala a un esito preordinato la situazione davanti a sè, invece di apportare un apportare un possibile cambiamento al risultato finale.

La neutralità, ossererva la  Clarkson, favorisce sempre l’aggressore, il prepotente, il furbo o comunque chi sta agendo ingistamente e la riprova degli esiti del “non intervento” può essere scorta nella distribuzione delle risorse.

Nel mentre della lettura stacco lo sguardo dal libro, alzo la testa e la ruoto per trovare un punto  non definito per poter riflettere. Casualmente il mio sguardo si posa sul televisore.

L’associazione logica è immediata, le riflessioni arrivano senza che mi sforzi troppo per cercarle. Mi accorgo che la posizione in cui trovavo occupa una fetta consistente delle nosre vite, la posizione di “spettatore” davanti ad un televisione. Il televisore presuppone l’esistenza di uno spettaore per essere utilizzato.

Senza cadere nel tentativo di sostenere che i programmi violenti rendono violente le persone, perchè tra l’altro non è provato, e che i programmi demenziali rendono dementi le persone, devo però osservare che, indipendentemente dal programma, la posizione del fruitore del mezzo televisivo è quella di spettatore. Anche riferendomi a programmi d’approfondimento quali Ballarò, Annozero, Otto e mezzo ecc.. la posizione che occupo è sempre e comunque di spettatore, perchè non potrò parlare o essere di parte senza identificarmi con uno degli ospiti in sala.

Accendendo il mezzo televisivo si forma una sorta di pericolosa associazione: piacevolezza-non azione. Siamo inconsapevolmente e credo non volontariamente istruiti a non prendere parte a nessun fenomeno sociale, a interevenire in nessuna situazione critica e ad osservare lo scorrere delle decisioni. Che possa essere questa una delle ragioni della mancata resposabilizzazione e cura delle faccende pubbliche e politiche da parte del popolino?

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14 Risposte to “l’accademia degli spettatori”

  1. Artemisia65 Says:

    io sono x la resistenza silenziosa
    p.s.: scusa se rispondo solo ora ma come saprai di certo ho avuto un po’ di tribolazioni con un pc….
    hihihihi

  2. alfredo Says:

    Se vuoi una risposta affidabile, dovresti far divulgare il tuo quesito attraverso il mezzo televisivo; qui su internet il “popolino” non si limita ad essere semplice spettatore… (???)

  3. piccochiu Says:

    x artemisia: Anche io sono per la resistenza silenziosa, ma credo dovrei diventare attivo…
    i problemi di un certo pc, alla fine però li avete risolti! brave!
    x alfredo: divulgarlo mezzo televisione sarebbe come prendere per i fondelli un ritardato… non se ne accorgerebbe!

  4. alfredo Says:

    x piccocciu: i tre punti interrogativi fra parentesi alla fine del mio precedente commento, alludevano più o meno a ciò che hai replicato. Però, adesso, mi sorge un “dubbio”: in che percentuale ed in che ruolo, gli utenti di internet sono da considerarsi anche fruitore del mezzo televisivo?

  5. piccochiu Says:

    credo che la percentuale equivalga al 95% o comunque la quasi totalità.
    La differenza sostanziale però, a mio modo di vedere, consiste proprio nel ruolo differente rivestito dalla stessa persona (supponiamo che X utilizzi interenet e anche la tv). Come ci capita di essere impulsivi in detereminate situazioni della nostra vita e riflessivi in altre, seppur essendo sempre il medesimo individuo; davanti alla televisione rivestiamo il ruolo di spettattore e non potremmo fare altrimenti, perchè l’azione partecipativa è inibita, mentre davanti a internet questa preclusione non sussiste aprendo a nuovi comportamenti.

  6. alfredo Says:

    Ok. Trovo credibile la percentuale che tu hai indicata. Ma sarà vero anche per l’inverso? Ossia, la grande massa di utenti televisivi, sono anche parte attiva di internet? Secondo me no, scommetto che raggiungono si e no il 5%…

  7. piccochiu Says:

    dipende cosa intendi per “attivi”. Se l’essere attivi consiste nel tenere un blog, credo che 5% sia una percentuale piuttosto bassa x essere realistica.
    Comunque il guardare la televisione non è di per sè negativo, semplicemente che se pensiamo alle attività che possiamo svolgere, il guardare la televisione senza dubbio è difficile da definire attività, visto che ti porta a rivestire il ruolo di spettatore.

  8. e Says:

    – io rimando a Pasolini: “non c’e’ nulla di piu’ feroce della banalissima televisione”

    – che e’ la resistenza silenziosa?

  9. e Says:

    ps la voce e’ di toni servillo!

  10. piccochiu Says:

    non conosco molto Pasolini e sentendolo parlare capisco che non approfondire sarebbe una colpa.

  11. alfredo Says:

    x piccochiu: ho lavorato per anni come pubblicitario e conosco lo straordinario potere del mezzo televisivo. Gli spettatori televisivi
    s e m b r a n o
    inerti quando sono davanti al video, ma a livello subliminale scattano in loro degli impulsi scatenanti che li portano ad agire (e a consumare) proprio là dove viene indicato dai ben noti persuasori occulti.
    Ho visto una bambina che in prossimità delle feste natalizie prendeva appunti sui giocattoli reclamizzati per preparare accutamente la lista da inviare a babbo natale! E’ capitato proprio a me…

  12. Artemisia65 Says:

    ma la tv in qualunque caso è un oggetto
    dipende dall’uso che se ne fa
    @e: la resistyenza silenziosa è di chi combatte senza proclami

  13. e Says:

    > picocchiu = approfondire pasolini – spoliandolo di alcuni toni apocalittici che contraddistinguono una certa sua malinconia – a me ha aperto la mente come generalmente faccio con i vasetti di latta. Ferma tutto e parti dai suoi film!

  14. Sulla neutralità « Promesse di un Ebu Says:

    […] via […]

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