il silenzio della struttura

Da circa 10 giorni sto lavorando come educatore domiciliare con ragazzi in affido ed oggi mi sono trovato in difficoltà come poche volte nella mia vita, in uno dei campi in cui mi districo meglio: saper fornire spiegazioni.

Un ragazzo del pakistan di 14 anni, che non si sente di appartenere alla famiglia affidataria e desidererebbe essere padrone della propria vita, ha un desiderio smodato di essere un combattente, di entrare nell’esercito e di rischiare la vita, perchè per lui vivere o morire non fa differenza.

Questo ragazzo, Jufur, oggi mi ha chiesto come si deve fare per parlare con il capo dell’esercito e come si deve fare per entrare, da subito, nell’esercito.

Concetti ovvi come: maggiore età, istruzione (??), doveri, regole, istituzione si sbriciolavano di fronte alla convinzione del desiderio di questa persona e davanti alla mia incapacità di fornire una spiegazione, che io percepissi come sensata, in merito ai passaggi e agli obblighi che una persona deve ottemperare per scegliere autonomamente.

La conclusione a cui sono arrivato è la seguente: i ragazzi non sono più creativi degli adulti, ma semplicemente non sono patologicamente affetti della sindrome “dell’ovvio” che colpisce i grandi. Quasi tutta la nostra vita è accettata come ovvia… i modi garbati, l’educazione, la gerarchia, i rapporti sociali… e alla base dei nostri comportamenti solo l’ovvio e l’accettazione. Ok che gestire la complessità impone categorie e non probelmatizzazione, ma forse la situazione è più grave di quanto pensassi!

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7 Risposte to “il silenzio della struttura”

  1. e Says:

    non ho ben capito il problema, quindi ecco prontamente le ricette di chi non sa, ma non tace:

    1) 10 giorni di lavoro sono pochi per giudicare se stessi in difficolta’
    2) non servi tu, il principio di realta’ incontrera’ il ragazzo anche senza la tua guida
    3) distruggere l’ovvio e’ un bell’esercizio, grazie del suggerimento.

  2. Artemisia65 Says:

    non sempre trovare argomentazioni può servire
    tu lo sai, ho tre figli, con le loro convinzioni, ideali, modi di essere
    ma x tutti vale una cosa
    quando la risposta è non si può
    resta non si può
    senza discussioni
    senza frasi
    senza ragionamenti
    quando una cosa non è possibile
    non lo è
    punto
    se non metti un punto fermo
    ti fregano
    e credimi, tutte le nostre teorie imparate sui banchi, tutte le nostre filosofie, spesso, non servono
    si deve dire un no fermo?
    lo si faccia

  3. alfredo Says:

    Non fare la dura, Artemisia, i tuoi tre figli non ti hanno mica chiesto la luna!
    Per una abituata a navigare come te, cosa vuoi che sia un
    Barco Gentleman’s yacht da 16 m.
    Accontentali, no?

  4. e Says:

    Io rimanderei al classico “I no che aiutano a crescere”. O no?

  5. Artemisia65 Says:

    @alfredo: visto che navighi anche te e quindi puoi permetterti lo yacht, perchè non me ne regali uno?

  6. alfredo Says:

    Perché l’ho già donato alle mie due figlie (anche se non me lo avevano chiesto).
    Come padre non mi sono mai posto il problema di educare, anzi, non avendo studiato pedagogia, ho evitato accutamente di farlo.
    Così mi sono limitato a vivere nella stessa casa dividendo con loro tutto ciò che avevo, finchè non hanno raggiunto la maggiore età, poi me ne sono liberato…

  7. Artemisia65 Says:

    cesa passa dal mio blog ho inserito un post che può interessarti
    un beso

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