Da qualche tempo sono entrato nel mondo aziendale/organizzativo e delle strutture gerarchiche.

In questo strano, eppur così consueto, mondo ci si sente coccolati e sgravati del futuro, ogni singola decisione di una minima importanza deriva dalla scala gerarchica all’interno del quale ci si va ad inserire nella nostra modesta piccolezza. Qualcuno pensa cosa è giusto e com’è bene impiegare il tuo prossimo tempo.

Il tempo, la vita di cui possiamo godere viene data in appalto a un organo di cemento e un volto appartenete alle nostre pretenziose fantasie, un organo che da vivere a tante persone a scapito del loro stesso vivere.

Chi è Cesare in questa vita? Non trovo parole per fornire spiegazioni e tanto meno ragionamenti di senso di una minima concretezza. Solo qualche immagine indefinita e dai confini sfuocati. Chi è Cesare sul lavoro? Cesare è uno stagista, che la mattina si alza e conformerà il suo essere a piacimento dei più svariati desideri della sua responsabile.

Il potere.

Sembra così ovvio parlare di potere nelle organizzazioni, talmente tanto ovvio, che se n’è perso l’abitudine e non se ne vede l’utilità.

Sto scoprendo, in una sorta di ricerca azione, quanto possa essere vero ciò che dice Anzieu, ovvero che la funzione della vita organizzativa consiste nel tentativo degli individui dal difendersi dall’ansia. Nello specifico sto scoprendo come il potere sia concepito come una terapia dell’oblio per le nevrosi.

Prendete una persona fortemente nevrotica, incapace di vivere decentemente ed inserirtela in una posizione di potere. Immediatamente la nevrosi trova una fase di stallo, una via di fuga. Le persone che staranno intorno al capo diventeranno una difesa sociale alla situazione nevrotica.

Le pulsioni spostate dal vero oggetto trovano nella sudditanza un criterio di accettazione e di rispettabilità, qualunque esse siano.

Il potere è così agognato perché rende sane tutte le patologie o i desideri che ne derivano e l’attacco al potere è di conseguenza anche un tentativo di mettere di fronte le persone a tutto ciò che hanno temuto di vedere di loro stessi.

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