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Discorsi di ordinaria normalità e dimenticata indignazione

agosto 29, 2008
non ho nulla da fare, oggi credo stuprerò una campeggiatrice...

non ho nulla da fare, oggi credo stuprerò una campeggiatrice...

Alla centrale di polizia si incontrano due pastori romeni e un ragazzo senegalese, che, in attesa di interrogatorio, intavolano una breve chiacchierata sulle marachelle compiute. Per xenofobia democratica i biricchini verranno chiamati tutti Mustafà A, Mustafà B e Mustafà C. I Mustafà A e B sono rumeni e il Mustafà C è senegalese.

Mustafà C: voi perchè vi trovate qui?

Mustafà A e B: no, niente di serio…. abbiamo solo stuprato una donna! E tu?!

Mustafà C: io ho rubato un pollo ad un pakistano… erano due giorni che non mangiavo e sentendo l’odore di pollo allo spiedo non ho saputo resistere.

Mustafà A e B: davvero?? allora sei un ladro?!!!!! 

Mustafà C: avevo fame e non ho saputo resistere; ma voi non avete rubato nulla? e come è successo?

Mustafà A e B: abbiamo preso solo pochi euro, ma in verità non volevamo rubare nulla!!noi volevamo solo stuprare la signora. L’avevamo vista il pomeriggio montare la tenda, erano due giorni che non scopavamo e sentendo l’odore di donna non abbiamo saputo resistere. 

Mustafà C: ma sarete mica quelli di cui parlano tutti i giornali?

Mustafà A e B: si siamo noi! Comunque la donna è stata veramente imprudente ad accamparsi in campagna, poi se non voleva essere stuprata avrebbe dovuto andare in campeggio! Inoltre dobbiamo dire di essere stati sfortunati… pensa: domani tre ragazzi italiani con una pistola stupreranno una turista tedesca che farà campeggio libero su una spiaggia e la stampa poi non ne parlerà molto! tutta colpa di quelli come voi che rubano e fanno brutta fama a brava gente come noi che non ha fatto poi nulla di male.

Mustafà C: lo so.. scusate! sappiate però che io sono stato ben picchiato dalle forze dell’ordine! me lo sono meritato!

Mustafà A e B: allontaniamoci!questo è un ladro!

Quello che mi domando, leggendo sui giornali l’andamento dei fatti inerenti lo stupro avvenuto nella periferia romana e dello stupro del giorno seguente, riguarda la mancata indignazione della stampa in merito a una frase pronunciata dai due pastori romeni: “non volevamo rubare nulla, noi volevamo solo stuprare la ragazza” e del trattamento mediatico riservato al medesimo accadimento a Torre Annunziata.

Primo: Come è possibile concepire di minor bassezza morale uno stupro rispetto ad un furto sia da parte dei romeni, che da parte della stampa, che, connivente, non ha sottolineato la cosa? E’ inaccettabile! Dall’atteggiamento della stampa sembra che gli unici problemi riguardino il nodo sicurezza, la pericolosità di Roma e dell città italiane, l’iprudenza dei turisti, le colpe dell’amministrazione Veltroniana, le avventate dichiarazione di Alemanno, della politica sull’immigrazione, ma del fatto che uno stupro venga quasi deresponsabilizzato e accettato come un diritto dei due rumeni in un contesto problemato? io rabbrividisco….

Secondo: Stesso fatto a Torre Annunziata, ma diverso trattamento mediatico. A corroborare quanto detto prima, il fatto è passato in secondo piano… la risposta che mi fornisco, in merito allo scarso interesse della stampa, può solo riguardare la diversa nazionalità degli stupratori.
Solo in caso di straniero lo stupro assume gravità, mentre nel caso di un italiano è quasi accettato! rabbrividisco nuovamente… Uno slogan pronunciato da Fini tempo fa: Lasciate stare le nostre donne! A cui un giusto eco sarebbe: siamo italiani, vogliamo stuprarle da soli!

Le parole di Alemanno poi avvalorano questa tesi, perchè sottolineando l’imprudenza dei turisti va a giustificare il fatto, sostenendo, in un certo senso, che in quella situazione è anche normale agire in quel modo… Alla coppia olandese devo dire che è andata bene, perchè se non fossero stati romeni i due pastori il sindaco sarebbe stato ancora meno dalla parte della legge.

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Io sto con Ichino

marzo 21, 2008

tigre dai denti a sciabolaNel libro “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” viene abbozzata in maniera spassosa e divertente la teoria dell’evoluzione darwiniana. Nel merito, a me interessa la ragione dell’estinzione delle tigri dai denti a sciabola.

Sinteticamente, queste tigri erano uno dei predatori più temuti e pericolosi e la ragione si vede dalla foto: (avrebbero fatto la fortuna di tutte le case produttrici di dentifrici e avrebbero provocato un complesso d’inferiorità a Ronaldo) erano forti e cattive, con due dentoni mortiferi.

Però queste un giorno si estinsero, perchè cambiando la morfologia del territorio e diventando le prede più piccole, i loro dentoni diventavano un impiccio nella caccia, essendo troppo ingombranti e disfunzionali. Il suo essere specializzata in un certo tipo di caccia, al cambiare delle condizioni produsse la sua estinzione.

L’uomo a differenza della suddetta specia non si estinse mai e questo lo deve alla sua capacità di sapersi adattare, differnziare, apprendere competenze varie… insomma la più grande peculiarità umana è la non specializzazione.

Dove voglio arrivare?! (more…)

Quando la teoria diventa azione: Antanas Mockus

marzo 19, 2008

mockusAvete mai sentito parlare di Antanas Mockus? 

No?!Beh neanche io fino a qualche giorno fa, fino a quando mi sono imbattuto in una lettura che ha scoinvolto la mia giornata.

Antanas Mockus è un signore boliviano di origini Lituane, laureatosi prima in matematica e poi in scienze sociali nella Francia del fermento intelletuale dei primi anni ’70.

Questo signore tornato in Bolivia è stato prima rettore dell’università di Bogotà, poi sindaco della medesima città ed ora è in corsa per le presidenziali.

Fino a qua nulla di strano e non è nemmeno strano che dai suoi studi umanistici gli sia rimasta l’idea di poter cambiare il mondo, l’idea che una società se vuole cambiare può decidere di farlo.

Il come però è quanto di più eccezionale abbia mai sentito.

Questo signore in ogni rapporto, relazione umana, contrattazione politica cerca d’agire secondo i pricipi studiati in università, in particolare, essendo stato molto influenzato da Bourdieu, crede che si possano cambiare le cose mostrando la violenza simbolica che rimane nascosta nell’ovvio, nel non detto, in quella struttura relazionale che diamo per scontata.

Provo a fare alcuni esempi di ciò che questo visionario ha messo in atto:

Quando era rettore dell’università a Bogotà un gruppo di contestatori incappucciati voleva incontrarlo.

Lui rifiutava, però, d’incontare persone senza identità, perchè lo riteneva una sorta di violenza dialogare con persone a volto coperto.

Infine decise d’incontrarli. Si fece trovare in una stanza con il volto attaccato al muro e costrinse i contestatori, se volevano continuare a parlare, a comportarsi come lui. Il dialogo continuò per ben tre ore.

Il secondo esempio, ancora più felicemente folle.

Gli uomini colombiani portano avanti un ideale di machismo che produce una guida aggressive e indisciplinata. Mockus ben sapendo che le proibizioni e i deterrenti, in questo caso multe, non servono a molto per cambiare veramente le cose, allora organizzò un gruppo di mimi nel centro di Bogotà, che, alla prima contravvenzione del guidatore indisciplinato, correvano di fianco alla sua autovettura ed iniziavano ad imitarlo, attirando sul guidatore tutte le attenzioni. Quello a cui si mirava era mettere in discussione l’orgoglio maschilista del guidatore.

Successe che le televisioni iniziarono a riprendere i mimi e il fenomeno attuato dal sindaco aumentò di potenzialità e diffusione.

Risultato? venne risolto il problema del traffico.

Io vorrei conoscere questo uomo. Un genio.

la pillola dell’immortalità

marzo 10, 2008

l'infinito

Negli ultimi giorni il papa si è espresso riguardo alla possibilità della creazione della pillola dell’immortalità. 

Premetto di essermi trovato in accordo con alcune parti  del discorso da lui fatto, essendo io contrario a tale ipotesi.

Cito qui dei passi del discorso di Benedetto XVI:

“L’uomo pur essendo parte di questo grande biocosmo, lo trascende” 

“Se l’uomo vive solo biologicamente non sviluppa tutte le potenzialità del suo essere”

Seppure credo non sia realistica l’ipotesi di una pillola dell’immortalità, credo che la riflessione riguardante questa utopia possa aprire degli scenari densi di significato.

Per sviluppare il pensiero cito un passo di un racconto di Jorge Luis Borges, “L’immortale”, che bene rende il mio pensiero:

“Avevo percorso un labirinto, ma la nitida Città degl’Immortali m’impaurì e mi ripugnò. Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine. Nel palazzo che imperfettamente esplorai, l’architettura manca d’ogni fine”

Bene. Credo che la grandezza umana riesieda nella sua piccolezza, nelle sue debolezze, nelle sue imperfezioni. Solo la presa di consapevolezza della condizione di imperfezione e parzialità in cui risiediamo può condurci al filo per ascendere all’infinito, il filo che porta al cambiamento, alla correzione e all’autocritica.

Solo la presa di coscienza della nostra condizione, con una fine ben preciso, può catalizzare un processo di miglioramento. Solo la fine, inoltre, come di ce Borges, da senso al vivere e quindi senza fine la vita non varrebbe la pena di essere vissuta; sarebbe come partire in un viaggio in nave, ma senza una meta. Le aspettative, i desideri, ma soprattutto le paure le insicurezze (per esempio di non riuscire a portare a compimento il percorso) verrebbero a cadere, si dissolverebbero e il contenuto del viaggio verrebbe a svanire.

Cosa porterebbe, però, la non morte? sicuramente, a mio parere, la diluizione della logica dell’accumulazione presente, annullando quella a lunga scadenza.

Si dice che l’uomo post-moderno, di cui facciamo parte, viva solo nel presente, senza avere progetti futuri, sviluppando una logica dell’edonismo, del piacere dell’attimo.

L’uomo moderno, i nostri genitori per intenderci, invece, vivevano il presente per accumulare, mettere da parte, per i loro figli. Questa dimamica in uno schema d’immortalità verrebbe a cadere. 

Ricadute positive potrebbero essere la preoccupazione amibientale, che diverrebbe necessaria, perchè ovviamente tua, e il consumo edonistico forse risulterebbe diluito su un più amipio raggio di tempo, ma forse verrebbe posticipata la sua fine nell’arco della vita.

Concludendo, credo però che il senso del vivere venga a morire e i lati positivi non compensino la perdita, quindi mi trovo a essere contrario a una pillola dell’immortalità.

N.B. Questa è la seconda volta che mi trovo in accordo con il papa, ma la prima volta lui fu in palese contraddizione.

Nel discorso di Ratisbona asserì che “il dialogo non annulla le identità”. Mi piacque questa affermazione, ma il “buon” papa dovrebbe spiegarmi come può far entrare nel dibattito tutte le identità del caso quando si afferma una fede sancita in maniera acritica?Le altre identità, ovviamente, verrebbero a scomparire.

siamoincazzati

marzo 6, 2008

Pubblico un’iniziativa dei socialisti che considero carina. Tutti possono scrivere un motivo per cui si possono definire incazzati e leggerne qualcuno.

Metto anche il link per chi volesse contribuire:

www.siamoincazzati.com

Ecco il mio messaggio… L’ho messo nella categoria giovani.

Sono incazzato perchè ci avete ingannato con un presente fatto di lustri e delizie.

Un presente di desideri e disillusioni.

Sono incazzato perchè ci avete dato la possibilità di respirare a pieni polmoni, ma senza dirci che il vero motivo è che avremo bisogno di tutta l’aria possibile.

una mente lucida per una riflessione opaca

marzo 4, 2008

rischi fataliMi è capitato di leggere una parte del primo capito del libro di Giulio Tremonti “Rischi fatali” apparsa oggi sul Corriere della Sera.

L’economista, da anni impegnato in politica a fianco di Berlusconi, docente di diritto all’università di Pavia, propone un’analisi lucida e interessante dei meccanismi contorti e suicidi della globalizzazione.

In un crescendo di ragionamento Tremonti spiega il paradosso dell’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, mentre il costo dei beni superflui rimane costante. Critica il meccanismo, indica un fine spiacevole e lo rappresenta in un periodo di ferro.

tremontiVelocemente ecco il ragionamento di Tremonti: un miliardo di persone entrano nell’economia di mercato; questi non hanno i soldi per un’auto, ma li hanno per una moto. Accrescono il loro benessere alimentare e possono e vogliono permettersi i beni di prima necessita in ottica occidentale (quindi abbondando), richiedono materie prime come petrolio, acciaio etc per poter produrre proprio come in occidente.

Tutto sembra posto per una critica al modello occidentale di consumo.

Viene introdotto anche il tema dell’illusione del paradiso in terra immaginato dall’Europa e dall’America attraverso la costituzione di un mercato globale al nostro servizio.

Devo dire che il grado di convincimento prodotto era ottimo, perchè l’analisi fatta era logica, coerente e intellettualmente suadente.

Ecco, però, sorgere un problema. Ecco come una mente lucida e intelligente possa arrivare a delle conclusioni fuorvianti:

Le basi erano ottime per intreprendere una critica alla globalizzazione consumistica, ma il processo della “colpa” intrapreso da Tremonti non si dirige verso le aspettative e i desideri indotti dalla nostra società, ma l’unico problema (senza che venga identificato come tale) è una sorta di furto intrapreso dai paesi orientali nei nostri confronti. Un’entrata indesiderata nel meccanismo dell’economia di mercato, che ha accelerato in maniera incontrollata la crescita globale, incrinando l’equilibrio economico.

Perchè? Perchè arrivare ad una conclusione simile con delle premesse come quelle iniziali?

A mio parere è la logica dell’accumulazione, dell’egoismo, della bramosia a cui una mente brillante non ha saputo sottrarsi. La caduta della ragione sotto le spinte della società omologante e l’apertura ad un humus fertile per ragionamenti xenofobi.

conclusione al discorso sul tema della sicurezza

febbraio 26, 2008

necessità o costrizione?Oltre ai discorsi senza inizio e senza fine del post precedente, la domanda reale è quale ricaduta deve avere il tema della sicurezza nella vita normale delle persone?

Al sindaco Domenicini di Firenze, che fece scandalo con la decisione dell’arresto dei lavavetri, rispose Bertinotti, dissociandosi dalla sua linea politica, sostenendo che è insensato arrestare i lavavetri, mentre è una politica sensata  perseguire una linea dura con(contro) il racket che controlla le persone ai semafori.

Dal post precedente è ovvio che ritengo che il tema della sicurezza sia un tema indotto dai mass media, strumentalizzato dalla destra e esponenzialmente aumentato dai discorsi di noi gente comune, MA è un tema sentito e come insegna la psicologia, una situazione è considerata patologica quando la vita della persona, in questione, ne subisce consistentemente. DA CIO: il tema della sicurezza ha risvolti patologici e come tale va trattato.

QUINDI: pur considerando il tema della sicurezza un tema inesistente (le rilevazioni numeriche avvalorano questa tesi, i dati di furti etc non hanno riscontrato aumenti), il tema della sicurezza va affrontato, perchè le persone comuni lo sentono rilevante. Non condivido la politica attuata da Domenicini, perchè colpisce tutti, generalizzando e avendo dei risvolti razzisti, ma non condivido la posizione di Bertinotti che non da risposte un problema sentito come REALE.

Non ho risposte preconfezionate, ma chiedo a questa sinistra una risposta sensata, perchè le risposte ci devono essere a domande poste dai cittadini sia di destra, sia di sinistra. risposte a domande dei Cittadini.

Una posizione solo abbozzata può essere una linea dura con i delinquenti veri, che scateni un effetto panacea su una popolazione terrorizzata, bisognosa di un potente placebo.

no alle soluzioni generalizzate e razziste. si alle risposte (non alle soluzioni dato che non esiste il problema) a una domanda sempre più pressante.

L’interesse esagerato per il tema della sicurezza

febbraio 24, 2008

davidlachapelleNei programmi politici e negli approfondimenti televisivi molto spesso compare, come se fosse una linea guida, il tema della sicurezza. Facile trovare nel palinsesto di un telegiornale, circa a metà, notizie che parlano di rapine in ville lussose. Ho voluto specificare che è solito trovarli a metà della programmazione, perchè la collocazione di una notizia è significativa; non tra le prime non avendo il carattere d’importanza ed eccezionalità e non alla fine non potendo essere una notizia di contorno.

Il tema della sicurezza assume ormai un piano ovvio e pregnante nelle discussioni delle vecchiette al supermercato, dei signori al bar, dei piccoli imprenditori, delle casalinghe, delle madri all’uscita dei loro figli dalle scuole.

Perchè il tema della sicurezza è così fondamentale? Perchè la situazione è così preoccupante? Perchè la soluzione è così necessaria?

La risposta che mi sono dato trova le radici in un modo di governare (situazione globale) che tende alla deresponsabilizzazione del cittadino, che delega al governante sia la preoccupazione derivante da una situazione problematica, sia l’onere e l’onore di prendere delle decisioni.

Problema fondamentale è la strategia necessaria per arrivare ad uno stato di deresponsabilizzazione condivisa.

La deresponsabilizzazione è la tappa finale di un processso di de-socializzazione, fondato su legami deboli della società e un iper investitura della dimensione individuale, della dimensione personale.

Il liberismo (inteso in senso nobile) ha ricondotto, a mio parere, all’individuo le responsabilità del suo vivere, premiandolo nelle vittorie e demonizzandolo nelle sconfitte. Questo processo non è considerato da me negativo, anzi, ma ha permesso ai governanti di attuare una politica di Divide et impera. Siamo tutti divisi, ci hanno diviso, ed essendo divisi abbiamo paura.

Abbiamo paura perchè non conosciamo il nostro vicino, abbiamo paura perchè questa non può essere attenuata nella condivisione. Abbiamo paura perchè siamo soli.

Non voglio dire che il processo individualizzante sia solo prodotto da scelte politiche, ma credo sia anche influenzato e catalizzato dagli slogan di consumo che spingono gli individui ad essere unici (tra l’altro, paradossalmente, omologandoci tutti), ad essere delle opere prime. Semplificando: il processo che permette ad un individuo di essere unici consiste nel dare agli oggetti un’anima e a rendere quest’anima desiderabile (brand marketing).

La divisione reale che esiste tra di noi è dovuta, infatti, anche ai mass media e alla cultura di accumulazione tipicamente consumistica.

In un contesto di insicurezza diffusa, dove l’identità è ricercata come un valore da perseguire, attraverso degli stemmi feticci(gli oggetti), l’accumulazione diventa un mezzo indetitario con un forte valore simbolico.

Noi siamo quello che abbiamo, noi siamo quello che possidiamo e più possediamo più siamo e di conseguenza siamo più desiderabili…. (un pò come gli oggetti che tutti vorrebbero!)

Non potremmo sperimentare un desiderio di sicurezza se non avessimo qualcosa che abbiamo paura di perdere e quando quello che abbiamo coincide con la nostra identità, la paura di un furto diviene massima.

Possediamo troppo, stiamo troppo bene e credo che in culture dove il benessere sia inferiore a quella in cui noi viviamo il bisogno di sicurezza non sia così elevato. Solo per esemplificare, non credo che uno che vive in strada abbia così bisogno di sicurezza… non ha nulla che gli possano rubare!

A questo credo sia da ricondurre il bisogno impellente di sicurezza della nostra società. Quello che ho scritto ha valore, anche, di autocritica.