Archive for the ‘cultura’ Category

Io sto con Ichino

marzo 21, 2008

tigre dai denti a sciabolaNel libro “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” viene abbozzata in maniera spassosa e divertente la teoria dell’evoluzione darwiniana. Nel merito, a me interessa la ragione dell’estinzione delle tigri dai denti a sciabola.

Sinteticamente, queste tigri erano uno dei predatori più temuti e pericolosi e la ragione si vede dalla foto: (avrebbero fatto la fortuna di tutte le case produttrici di dentifrici e avrebbero provocato un complesso d’inferiorità a Ronaldo) erano forti e cattive, con due dentoni mortiferi.

Però queste un giorno si estinsero, perchè cambiando la morfologia del territorio e diventando le prede più piccole, i loro dentoni diventavano un impiccio nella caccia, essendo troppo ingombranti e disfunzionali. Il suo essere specializzata in un certo tipo di caccia, al cambiare delle condizioni produsse la sua estinzione.

L’uomo a differenza della suddetta specia non si estinse mai e questo lo deve alla sua capacità di sapersi adattare, differnziare, apprendere competenze varie… insomma la più grande peculiarità umana è la non specializzazione.

Dove voglio arrivare?! (more…)

Quando la teoria diventa azione: Antanas Mockus

marzo 19, 2008

mockusAvete mai sentito parlare di Antanas Mockus? 

No?!Beh neanche io fino a qualche giorno fa, fino a quando mi sono imbattuto in una lettura che ha scoinvolto la mia giornata.

Antanas Mockus è un signore boliviano di origini Lituane, laureatosi prima in matematica e poi in scienze sociali nella Francia del fermento intelletuale dei primi anni ’70.

Questo signore tornato in Bolivia è stato prima rettore dell’università di Bogotà, poi sindaco della medesima città ed ora è in corsa per le presidenziali.

Fino a qua nulla di strano e non è nemmeno strano che dai suoi studi umanistici gli sia rimasta l’idea di poter cambiare il mondo, l’idea che una società se vuole cambiare può decidere di farlo.

Il come però è quanto di più eccezionale abbia mai sentito.

Questo signore in ogni rapporto, relazione umana, contrattazione politica cerca d’agire secondo i pricipi studiati in università, in particolare, essendo stato molto influenzato da Bourdieu, crede che si possano cambiare le cose mostrando la violenza simbolica che rimane nascosta nell’ovvio, nel non detto, in quella struttura relazionale che diamo per scontata.

Provo a fare alcuni esempi di ciò che questo visionario ha messo in atto:

Quando era rettore dell’università a Bogotà un gruppo di contestatori incappucciati voleva incontrarlo.

Lui rifiutava, però, d’incontare persone senza identità, perchè lo riteneva una sorta di violenza dialogare con persone a volto coperto.

Infine decise d’incontrarli. Si fece trovare in una stanza con il volto attaccato al muro e costrinse i contestatori, se volevano continuare a parlare, a comportarsi come lui. Il dialogo continuò per ben tre ore.

Il secondo esempio, ancora più felicemente folle.

Gli uomini colombiani portano avanti un ideale di machismo che produce una guida aggressive e indisciplinata. Mockus ben sapendo che le proibizioni e i deterrenti, in questo caso multe, non servono a molto per cambiare veramente le cose, allora organizzò un gruppo di mimi nel centro di Bogotà, che, alla prima contravvenzione del guidatore indisciplinato, correvano di fianco alla sua autovettura ed iniziavano ad imitarlo, attirando sul guidatore tutte le attenzioni. Quello a cui si mirava era mettere in discussione l’orgoglio maschilista del guidatore.

Successe che le televisioni iniziarono a riprendere i mimi e il fenomeno attuato dal sindaco aumentò di potenzialità e diffusione.

Risultato? venne risolto il problema del traffico.

Io vorrei conoscere questo uomo. Un genio.

una mente lucida per una riflessione opaca

marzo 4, 2008

rischi fataliMi è capitato di leggere una parte del primo capito del libro di Giulio Tremonti “Rischi fatali” apparsa oggi sul Corriere della Sera.

L’economista, da anni impegnato in politica a fianco di Berlusconi, docente di diritto all’università di Pavia, propone un’analisi lucida e interessante dei meccanismi contorti e suicidi della globalizzazione.

In un crescendo di ragionamento Tremonti spiega il paradosso dell’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, mentre il costo dei beni superflui rimane costante. Critica il meccanismo, indica un fine spiacevole e lo rappresenta in un periodo di ferro.

tremontiVelocemente ecco il ragionamento di Tremonti: un miliardo di persone entrano nell’economia di mercato; questi non hanno i soldi per un’auto, ma li hanno per una moto. Accrescono il loro benessere alimentare e possono e vogliono permettersi i beni di prima necessita in ottica occidentale (quindi abbondando), richiedono materie prime come petrolio, acciaio etc per poter produrre proprio come in occidente.

Tutto sembra posto per una critica al modello occidentale di consumo.

Viene introdotto anche il tema dell’illusione del paradiso in terra immaginato dall’Europa e dall’America attraverso la costituzione di un mercato globale al nostro servizio.

Devo dire che il grado di convincimento prodotto era ottimo, perchè l’analisi fatta era logica, coerente e intellettualmente suadente.

Ecco, però, sorgere un problema. Ecco come una mente lucida e intelligente possa arrivare a delle conclusioni fuorvianti:

Le basi erano ottime per intreprendere una critica alla globalizzazione consumistica, ma il processo della “colpa” intrapreso da Tremonti non si dirige verso le aspettative e i desideri indotti dalla nostra società, ma l’unico problema (senza che venga identificato come tale) è una sorta di furto intrapreso dai paesi orientali nei nostri confronti. Un’entrata indesiderata nel meccanismo dell’economia di mercato, che ha accelerato in maniera incontrollata la crescita globale, incrinando l’equilibrio economico.

Perchè? Perchè arrivare ad una conclusione simile con delle premesse come quelle iniziali?

A mio parere è la logica dell’accumulazione, dell’egoismo, della bramosia a cui una mente brillante non ha saputo sottrarsi. La caduta della ragione sotto le spinte della società omologante e l’apertura ad un humus fertile per ragionamenti xenofobi.