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la pillola dell’immortalità

marzo 10, 2008

l'infinito

Negli ultimi giorni il papa si è espresso riguardo alla possibilità della creazione della pillola dell’immortalità. 

Premetto di essermi trovato in accordo con alcune parti  del discorso da lui fatto, essendo io contrario a tale ipotesi.

Cito qui dei passi del discorso di Benedetto XVI:

“L’uomo pur essendo parte di questo grande biocosmo, lo trascende” 

“Se l’uomo vive solo biologicamente non sviluppa tutte le potenzialità del suo essere”

Seppure credo non sia realistica l’ipotesi di una pillola dell’immortalità, credo che la riflessione riguardante questa utopia possa aprire degli scenari densi di significato.

Per sviluppare il pensiero cito un passo di un racconto di Jorge Luis Borges, “L’immortale”, che bene rende il mio pensiero:

“Avevo percorso un labirinto, ma la nitida Città degl’Immortali m’impaurì e mi ripugnò. Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine. Nel palazzo che imperfettamente esplorai, l’architettura manca d’ogni fine”

Bene. Credo che la grandezza umana riesieda nella sua piccolezza, nelle sue debolezze, nelle sue imperfezioni. Solo la presa di consapevolezza della condizione di imperfezione e parzialità in cui risiediamo può condurci al filo per ascendere all’infinito, il filo che porta al cambiamento, alla correzione e all’autocritica.

Solo la presa di coscienza della nostra condizione, con una fine ben preciso, può catalizzare un processo di miglioramento. Solo la fine, inoltre, come di ce Borges, da senso al vivere e quindi senza fine la vita non varrebbe la pena di essere vissuta; sarebbe come partire in un viaggio in nave, ma senza una meta. Le aspettative, i desideri, ma soprattutto le paure le insicurezze (per esempio di non riuscire a portare a compimento il percorso) verrebbero a cadere, si dissolverebbero e il contenuto del viaggio verrebbe a svanire.

Cosa porterebbe, però, la non morte? sicuramente, a mio parere, la diluizione della logica dell’accumulazione presente, annullando quella a lunga scadenza.

Si dice che l’uomo post-moderno, di cui facciamo parte, viva solo nel presente, senza avere progetti futuri, sviluppando una logica dell’edonismo, del piacere dell’attimo.

L’uomo moderno, i nostri genitori per intenderci, invece, vivevano il presente per accumulare, mettere da parte, per i loro figli. Questa dimamica in uno schema d’immortalità verrebbe a cadere. 

Ricadute positive potrebbero essere la preoccupazione amibientale, che diverrebbe necessaria, perchè ovviamente tua, e il consumo edonistico forse risulterebbe diluito su un più amipio raggio di tempo, ma forse verrebbe posticipata la sua fine nell’arco della vita.

Concludendo, credo però che il senso del vivere venga a morire e i lati positivi non compensino la perdita, quindi mi trovo a essere contrario a una pillola dell’immortalità.

N.B. Questa è la seconda volta che mi trovo in accordo con il papa, ma la prima volta lui fu in palese contraddizione.

Nel discorso di Ratisbona asserì che “il dialogo non annulla le identità”. Mi piacque questa affermazione, ma il “buon” papa dovrebbe spiegarmi come può far entrare nel dibattito tutte le identità del caso quando si afferma una fede sancita in maniera acritica?Le altre identità, ovviamente, verrebbero a scomparire.