Archive for the ‘politica’ Category

Cambiamenti di rotta

ottobre 5, 2008




cambio di rotta

cambio di rotta

Oggi, camminando per strada con la mia ragazza, si discuteva di un suo amico e d’alcuni suoi conoscenti che da un’adolescenza politicamente attiva a sinistra, con magliette di Che guevara e simpatie marxiste, sono ora convinti praticanti dell’ideologia nazi-fascista e con gli skin delle rispettive città vanno alla ricerca d’immigrati da pestare.


Vi confido che questo suo racconto non mi ha suscitato una particolare difficoltà a metabolizzare il possibile cambiamento, ma per dovere di ragione ho cercato una spiegazione a questo cambiamento di rotta.


La spiegazione che istintivamente mi sono dato è consistita nella simpatia per un regime totalitario, per delle idee forti, per un modo di dire le idee con certezza e con forza, senza dubbi.  Metaforicamente mi sono detto che alcune persone amano il contenitore, senza che sia poi il contenuto sia così importante, ovviamente purchè il contenitore sia rigido e potente. Gli esempi illustri non hanno tardato ad arrivare e il periodo post-fascista italiano ne ha forniti parecchi, ex fascisti entrati nel partito comunista.


Questa spiegazione però non mi soddisfaceva, perchè lasciava irrisolte le ragioni che sostengono l’amore per il “contenitore” e la scarsa importanza del contenuto.  Mi sembrava di aver descritto unicamente il passaggio, senza aver fornito ragioni dello spostamento.


Il passaggio ulteriore è stato ragionare su possibili profili caratteriali di queste ipotetiche persone.


Mi sono detto che potrebbero essere persone con una costruzione identitaria seriamente parziale, un’incapacità di percepirsi in quanto individui, un’incapacità di rappresentarsi come persone definite senza ricorrere a costruzioni esterne (come la fighetta che crede di essere elegante perchè veste firmata, come se le proprietà simboliche della marca vestissero la personalità della ragazza e non la ragazza stessa). Ad un’ipotetica situazione come quella descritta, si dovrebbe andare ad aggiungere una spinta desiderante molto pressante, che mira a potersi sentirsi un dato individuo, diverso dal vicino e diverso dall’altro vicino.


Da una parte questo bisogno è fisiologico perchè anche riflettendo su noi stessi sarebbe difficile non definirsi come psicologi, come avvocati, come uomini o donne o come simpatici o scontrosi; la non auto definizione e etero definizione porterebbe l’individuo a dover gestire il mare di complesità del suo essere complesso, perchè ogni uomo è un mare di complessità. Un individuo con una bassa strutturazione identitaria, con un io desiderante rivolto a una definita strutturazione identitaria, una bassa capacità di sopportare la complessità ed infine l’amore delle certezze (tratto specularmente opposto a non saper gestire la complessità) credo sia un papabile traghettatore tra totalitarismi opponentisi.


Ricapitolando, un individuo con le seguenti caratteristiche:


·     bassa strutturazione identitaria


·     io desiderante rivolto ad una definita strutturazione identitaria


·     bassa capacità di sopportare la complessità


·     amore delle certezze


Può facilmente innamorarsi del “contenitore” e non del contenuto di posizioni politiche forti e decise, atte a modificare il mondo per renderlo più simile all’idea che si ha di un mondo desiderato.

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la mania del momento..

aprile 1, 2008

So che non ha gran valore, che il voto è segreto e… bla, bla, bla, ma è sempre divertente auto valutare quanto sia attendibile lo strumento proposto e sponsorizzare un giochino spassoso.

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Come per le scorse elezioni rispecchia il mio sentimento per le urne e quindi il mio giudizio è positivo. 

Sarei infatti molto tentato dal partito socialista, ma ho deciso, per ragioni su cui ora non mi dilungo, di affidare la mia fiducia a Veltroni e Di Pietro.

Con un pò d’egocentrismo, secondo me ci prende abbastanza.

Io sto con Ichino

marzo 21, 2008

tigre dai denti a sciabolaNel libro “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” viene abbozzata in maniera spassosa e divertente la teoria dell’evoluzione darwiniana. Nel merito, a me interessa la ragione dell’estinzione delle tigri dai denti a sciabola.

Sinteticamente, queste tigri erano uno dei predatori più temuti e pericolosi e la ragione si vede dalla foto: (avrebbero fatto la fortuna di tutte le case produttrici di dentifrici e avrebbero provocato un complesso d’inferiorità a Ronaldo) erano forti e cattive, con due dentoni mortiferi.

Però queste un giorno si estinsero, perchè cambiando la morfologia del territorio e diventando le prede più piccole, i loro dentoni diventavano un impiccio nella caccia, essendo troppo ingombranti e disfunzionali. Il suo essere specializzata in un certo tipo di caccia, al cambiare delle condizioni produsse la sua estinzione.

L’uomo a differenza della suddetta specia non si estinse mai e questo lo deve alla sua capacità di sapersi adattare, differnziare, apprendere competenze varie… insomma la più grande peculiarità umana è la non specializzazione.

Dove voglio arrivare?! (more…)

siamoincazzati

marzo 6, 2008

Pubblico un’iniziativa dei socialisti che considero carina. Tutti possono scrivere un motivo per cui si possono definire incazzati e leggerne qualcuno.

Metto anche il link per chi volesse contribuire:

www.siamoincazzati.com

Ecco il mio messaggio… L’ho messo nella categoria giovani.

Sono incazzato perchè ci avete ingannato con un presente fatto di lustri e delizie.

Un presente di desideri e disillusioni.

Sono incazzato perchè ci avete dato la possibilità di respirare a pieni polmoni, ma senza dirci che il vero motivo è che avremo bisogno di tutta l’aria possibile.

Ah veltrò!!dicce qualcosa!

marzo 1, 2008

Trattando l’aromento veltrusconiin maniera molto semplicistica; ero convinto e penso tuttora che la semplificazione del panorama elettorale sia cosa buona e giusta, nonostante l’eterogeneità interna agli schieramenti che fa pensare ad una sorta di invariabilità della sostanza politica (Un pò come cambiare il gioco alle carte, passando dalla briscola a scopa, ma usando lo stesso mazzo spaiato). Per questo cambiamento necessario, con mille se e troppi ma, va detto grazie al PD e a Veltroni, che ha restituito una parvenza di credibilità.

Credo sia importante un larga base parlamentare e un tono rispettoso (anche se i pensieri sono altri) durante la campagna elettorale, per non strozzare una succesiva fase di larghe intese per delle riforme che questo paese ha bisogno. Credo sia importante una retorica comunicativa efficace, perchè la politica è fatta in televisione e potenzialità suggestive di questa sono sotto gli occhi di tutti.

PERO’ WALTER…. UN PO’ DI CONTENUTI!!!DACCI UN PO’ DI CONTENUTI!

Ogni volta che sfogliando il giornale arrivo sulla pagina trattante il Pd mi becco il nuovo slogan di turno: “Yes we can”, “Mi fido di te”, “Io lo so che non sono solo”, oppure pensieri astratti come quelli trattati ieri: “se votate per noi tornerà il tempo delle riforme dei primi anni ’60”, “basta con la scuola ottocentesca”

Una volta mi era capitato di leggere che Wittgenstein definiva gli slogan i crampi dell’intelletto…

Credo un motivo ci possa essere. Questa strategia filo berlusconiana di dire cosa si vuole senza un minimo di contenuto, senza spiegare come ottenere le mete desiderate mi fa paura..

Walter io quando compro qualcosa desidero che sia buona, non che sia impacchettata bene. La confezione è necessaria, ma non sufficiente. Su Walter dacci un pò di contenuti e fai in modo di farti votare!!

conclusione al discorso sul tema della sicurezza

febbraio 26, 2008

necessità o costrizione?Oltre ai discorsi senza inizio e senza fine del post precedente, la domanda reale è quale ricaduta deve avere il tema della sicurezza nella vita normale delle persone?

Al sindaco Domenicini di Firenze, che fece scandalo con la decisione dell’arresto dei lavavetri, rispose Bertinotti, dissociandosi dalla sua linea politica, sostenendo che è insensato arrestare i lavavetri, mentre è una politica sensata  perseguire una linea dura con(contro) il racket che controlla le persone ai semafori.

Dal post precedente è ovvio che ritengo che il tema della sicurezza sia un tema indotto dai mass media, strumentalizzato dalla destra e esponenzialmente aumentato dai discorsi di noi gente comune, MA è un tema sentito e come insegna la psicologia, una situazione è considerata patologica quando la vita della persona, in questione, ne subisce consistentemente. DA CIO: il tema della sicurezza ha risvolti patologici e come tale va trattato.

QUINDI: pur considerando il tema della sicurezza un tema inesistente (le rilevazioni numeriche avvalorano questa tesi, i dati di furti etc non hanno riscontrato aumenti), il tema della sicurezza va affrontato, perchè le persone comuni lo sentono rilevante. Non condivido la politica attuata da Domenicini, perchè colpisce tutti, generalizzando e avendo dei risvolti razzisti, ma non condivido la posizione di Bertinotti che non da risposte un problema sentito come REALE.

Non ho risposte preconfezionate, ma chiedo a questa sinistra una risposta sensata, perchè le risposte ci devono essere a domande poste dai cittadini sia di destra, sia di sinistra. risposte a domande dei Cittadini.

Una posizione solo abbozzata può essere una linea dura con i delinquenti veri, che scateni un effetto panacea su una popolazione terrorizzata, bisognosa di un potente placebo.

no alle soluzioni generalizzate e razziste. si alle risposte (non alle soluzioni dato che non esiste il problema) a una domanda sempre più pressante.

L’interesse esagerato per il tema della sicurezza

febbraio 24, 2008

davidlachapelleNei programmi politici e negli approfondimenti televisivi molto spesso compare, come se fosse una linea guida, il tema della sicurezza. Facile trovare nel palinsesto di un telegiornale, circa a metà, notizie che parlano di rapine in ville lussose. Ho voluto specificare che è solito trovarli a metà della programmazione, perchè la collocazione di una notizia è significativa; non tra le prime non avendo il carattere d’importanza ed eccezionalità e non alla fine non potendo essere una notizia di contorno.

Il tema della sicurezza assume ormai un piano ovvio e pregnante nelle discussioni delle vecchiette al supermercato, dei signori al bar, dei piccoli imprenditori, delle casalinghe, delle madri all’uscita dei loro figli dalle scuole.

Perchè il tema della sicurezza è così fondamentale? Perchè la situazione è così preoccupante? Perchè la soluzione è così necessaria?

La risposta che mi sono dato trova le radici in un modo di governare (situazione globale) che tende alla deresponsabilizzazione del cittadino, che delega al governante sia la preoccupazione derivante da una situazione problematica, sia l’onere e l’onore di prendere delle decisioni.

Problema fondamentale è la strategia necessaria per arrivare ad uno stato di deresponsabilizzazione condivisa.

La deresponsabilizzazione è la tappa finale di un processso di de-socializzazione, fondato su legami deboli della società e un iper investitura della dimensione individuale, della dimensione personale.

Il liberismo (inteso in senso nobile) ha ricondotto, a mio parere, all’individuo le responsabilità del suo vivere, premiandolo nelle vittorie e demonizzandolo nelle sconfitte. Questo processo non è considerato da me negativo, anzi, ma ha permesso ai governanti di attuare una politica di Divide et impera. Siamo tutti divisi, ci hanno diviso, ed essendo divisi abbiamo paura.

Abbiamo paura perchè non conosciamo il nostro vicino, abbiamo paura perchè questa non può essere attenuata nella condivisione. Abbiamo paura perchè siamo soli.

Non voglio dire che il processo individualizzante sia solo prodotto da scelte politiche, ma credo sia anche influenzato e catalizzato dagli slogan di consumo che spingono gli individui ad essere unici (tra l’altro, paradossalmente, omologandoci tutti), ad essere delle opere prime. Semplificando: il processo che permette ad un individuo di essere unici consiste nel dare agli oggetti un’anima e a rendere quest’anima desiderabile (brand marketing).

La divisione reale che esiste tra di noi è dovuta, infatti, anche ai mass media e alla cultura di accumulazione tipicamente consumistica.

In un contesto di insicurezza diffusa, dove l’identità è ricercata come un valore da perseguire, attraverso degli stemmi feticci(gli oggetti), l’accumulazione diventa un mezzo indetitario con un forte valore simbolico.

Noi siamo quello che abbiamo, noi siamo quello che possidiamo e più possediamo più siamo e di conseguenza siamo più desiderabili…. (un pò come gli oggetti che tutti vorrebbero!)

Non potremmo sperimentare un desiderio di sicurezza se non avessimo qualcosa che abbiamo paura di perdere e quando quello che abbiamo coincide con la nostra identità, la paura di un furto diviene massima.

Possediamo troppo, stiamo troppo bene e credo che in culture dove il benessere sia inferiore a quella in cui noi viviamo il bisogno di sicurezza non sia così elevato. Solo per esemplificare, non credo che uno che vive in strada abbia così bisogno di sicurezza… non ha nulla che gli possano rubare!

A questo credo sia da ricondurre il bisogno impellente di sicurezza della nostra società. Quello che ho scritto ha valore, anche, di autocritica.